
Di Barbara Bregant
con Serena Di Blasio e Monica Mosolo
produzione Academia de Gli Sventati
disegno luci Davide Guarnieri
costumi FG Teatro
consulenza bibliografica Marco Vertovec
Regia di Nicoletta Oscuro
Prima nazionale: 15 novembre 2008, Orsaria di Premariacco (Ud)
Repliche: 16 novembre 2008, Faedis (Ud)
21 novembre 2008, Tavagnacco (Ud)
18 aprile 2009, Fontanafredda (Pn)
19 aprile 2009, Rive d'Arcano (Ud)
9 luglio 2009, San Daniele del Friuli (Ud)
11 luglio 2009, Fregona (Tv)
25 novembre 2009, Liceo Scientifico Magrini, Gemona del Friuli (Ud)
27 novembre 2009, Teatro Palamostre, Udine
15 gennaio 2010, Teatro Benois De Cecco, Codroipo (Ud)
27 gennaio 2010, Auditorium Candoni, Tolmezzo (Ud)
Con il sostegno di
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
9 novembre: “una data che ha suonato due volte nel cielo d’Europa”
Paolo Rumiz.
Il 9 novembre 1989 il mondo osserva, a bocca aperta e con le lacrime di commozione agli occhi, i berlinesi che abbattono il muro che li ha separati per decenni. Molti vedono in quell’evento un segno di speranza, un atto tangibile che chiude l’epoca della guerra fredda e segna l’inizio di una nuova era di pace. Una generazione intera, la nostra generazione, ha creduto, davanti al Muro in brandelli, di avere la certezza che la pace non fosse un’utopia, ma il futuro. Non passano che pochi anni da quel giorno, e sopra le nostre case e le nostre teste si sentono rombare i caccia partiti da Aviano per bombardare la Serbia e la Bosnia
Il 9 novembre 1993 le immagini sgranate di un videoamatore mostrano un ponte, un ponte antico che univa le due sponde di una stessa città, precipitare nelle acque del fiume sottostante colpito dalle granate. Il ponte è lo Stari Most, la città si chiama Mostar.
Il 9 luglio 2008, una donna di 35 anni, Vittoria, parte con il marito per accompagnarlo in un viaggio di lavoro, una breve vacanza. Vittoria è una persona curiosa, desiderosa di conoscere posti nuovi, persone diverse. La destinazione è Sarajevo, città tristemente famosa, di cui qualche anno prima ha tanto sentito parlare. In un fine settimana di riposo, il marito le propone una gita in un noto santuario mariano dell’Erzegovina: Medjugorje. Vittoria accetta.
Alla fine della gita, di ritorno dal santuario, durante una fermata del pullman in un’aera di sosta, Vittoria si distrae. Il pullman riparte senza di lei. Non riesce a crederci: è rimasta da sola, nel bel mezzo del niente, di sera, con il cellulare che non “prende”. Panico! Comprensibile…!
Vittoria si guarda intorno, sceglie una direzione, s’incammina, si perde… un incontro inatteso.
Con questo progetto l’Academia de Gli Sventati riunisce una drammaturga, una regista e due attrici: quattro giovani artiste che vivono, si sono formate e lavorano in regione, che da anni portano avanti sul territorio come in ambito nazionale e internazionale un’idea di teatro basata sulla comunicazione con il pubblico, sullo svisceramento di grandi temi che la società si trova a dover affrontare, sui rischi e le difficoltà del provare emozioni e incertezze.
Cercare di parlare della guerra, della violenza, della paura utilizzando la chiave dell’ironia non è semplice, ma il desiderio quasi utopico di farlo è risultato essere una spinta così forte che nessuna di noi è riuscita a ignorarla.
NOTE DI COMPAGNIA
Due donne si incontrano in un luogo dimenticato, forse una discarica di periferia, forse una piega del proprio vissuto. Una custodisce, neanche troppo gelosamente, un segreto; l’altra non lo ha mai conosciuto, e comunque non ama i segreti. Alle spalle echi di una guerra senza nome, macerie di una città assediata e troppe storie da raccontare in una sola notte sospesa tra il dubbio e la certezza.
Così ogni vicenda diventa lo specchio di una pulsione interiore e le emozioni trovano forma in una verità scomoda e non ancora del tutto accettata.
L’incontro di due persone, di due mondi, in una notte in cui concedersi il lusso di conoscersi e uscire dall’assedio che paura e ignoranza stringono intorno alla nostra presunta libertà. Uno spazio privato costruito per potersi fidare, confidare e riconoscere, un luogo intimo dove fermarsi e riposare e lasciar emergere la trama del nostro universo affettivo, i vuoti che lacerano, i nodi che opprimono e la necessità tutta umana di contenere l’altro e trattenerlo e non farlo andare via…
Dialoghi serrati, la forza dell’ironia assunta a mezzo di introspezione e conoscenza: una piece dissacrante e poetica che ci parla di una relazione possibile e dice un po’ di quelle cose che spesso non si dicono mai.
Nicoletta Oscuro
regia
Niente è come un viaggio per aprire la mente e conoscere cose nuove. Cambiano i luoghi, cambiano le cose, le persone intorno a noi. I pensieri si muovono, tutto si fa più chiaro. Lasciamo la nostra casa, le nostre certezze, le nostre sicurezze per andare incontro all’ignoto, per iniziare un’avventura. E quando ritorniamo nella nostra città, nel nostro paese, siamo più ricchi, perché abbiamo conosciuto un pezzettino di mondo diverso dal nostro. E intraprendere un viaggio verso un luogo di culto, avventurarsi in un percorso di fede, per aprire la propria anima al Supremo e trovare la pace interiore, è sicuramente una delle esperienze più intense e appaganti…o no?! Beh, dipende… se lungo la strada un incidente improbabile ci trasporta in un mondo che non conosciamo e dal quale saremmo stati volentieri lontani, e un incontro ci costringe a guardare dentro noi stessi in un modo mai sperimentato prima, beh, allora quel viaggio forse non è stata l’idea più geniale che abbiamo mai avuto…O forse sì!
Barbara Bregant
drammaturgia
E’ su una fila di pietre nuove, che avevano preso il posto di altre pietre, vecchie di cinquecento anni e precipitate in fondo al fiume in una triste giornata di novembre di non troppi anni fa, che ho sentito la necessità di questo spettacolo. Mi è nata una dirompente voglia di sapere, di condividere, di raccontare, mentre mi accorgevo che il particolare e l’universale sono più vicini di quanto si pensi. E così, ho cercato dei compagni di viaggio.
Abbiamo faticato ad approcciare questa guerra così vicina a noi eppure così dimenticata. Abbiamo faticato a trovare i libri, le testimonianze. Abbiamo viaggiato, abbiamo visto i luoghi simbolo di questa guerra, abbiamo visto i segni che ha lasciato sulle città e sulle persone che l’hanno vissuta. E alla fine ci siamo dette che non saremmo mai state in grado di raccontarla, se non passando per il nostro vissuto, per la nostra sensibilità. Se non sublimando questa tragedia e mostrandola con gli occhi di una turista catapultata in una realtà surreale, spingendo il pubblico alla riflessione, ma senza negargli il sorriso.
Monica Mosolo
interprete
Due individui di culture e vissuti
diversi si alzano in punta di piedi per
guardare oltre il muro della propria storia
e scoprono che non è così diversa
da quella dell'altro, nella paura, nella
crudeltà, nella guerra per un'esistenza
pacifica, nel desiderio di casa, nella
necessità di relazione, nei ricordi
dell'infanzia, in tutte quelle pieghe
emotive che fanno chiudere e aprire,
nell'incertezza e nel coraggio di sapersi
infine soli al di qua del muro.
Serena Di Blasio
interprete
Foto di scena nella sezione "Immagini"
Recensioni e articoli in "Rassegna stampa"
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